Da dove arriva l’acqua che noi utilizziamo ogni giorno?  

        

Per effetto della gravità, l'acqua filtra attraverso il terreno e le rocce ed arriva nel sottosuolo, dove va a costituire la cosiddetta falda acquifera che alimenta i pozzi e le sorgenti dei corsi d'acqua. Esistono tre tipi di acqua di falda:

Le fonti di approvvigionamento sono due: l’acqua di falda profonda, cioè quella che viene presa da pozzi situati ad oltre 100 metri di profondità, e l’acqua superficiale, cioè quella che viene presa da fiumi e laghi. Tra queste, l’acqua di falda profonda è qualitativamente migliore perché viene filtrata da uno strato maggiore di terreno e per questo motivo è l’unica ad essere utilizzata. Tuttavia, dato che le tre falde acquifere sono connesse tra loro, anche la falda profonda può essere inquinata. Campanello d’allarme che indica contaminazione è il cloruro, un sale che dovrebbe trovarsi soltanto a livello del suolo e non in profondità: se si trovano tracce di cloruro nella falda profonda vuol dire che questa sostanza è riuscita a trovare una via di passaggio, per cui anche eventuali altre sostanze inquinanti possono essere arrivati a contaminare l’acqua profonda. Attualmente i principali inquinanti dell’acqua di falda profonda sono i nitrati, cioè composti chimici che derivano dalla decomposizione di sostanze organiche, dai concimi naturali, dai fertilizzanti e altri prodotti industriali. Se questi prodotti vengono utilizzati in eccesso e non vengono completamente degradati dai batteri del primo strato di terreno, riescono ad arrivare alla falda profonda, inquinandola. Il pericolo dei nitrati deriva dal fatto che essi, quando arrivano nello stomaco, si trasformano in nitriti e nitrosammine, sostanze che possono favorire l’insorgenza di tumori maligni.

L’acqua di falda superficiale è molto più inquinata rispetto a quella profonda sia perché non è filtrata dal terreno sia perché in continuazione nei laghi e nei fiumi vengono riversate tonnellate di scarichi civili e industriali. Esistono, sì, processi di depurazione e potabilizzazione, ma questi non sono sufficienti a liberare completamente l’acqua superficiale dalle sostanze indesiderate.

Sia l’acqua superficiale che quella profonda, prima di essere distribuite nelle case, subiscono un processo di disinfezione a base di cloro per uccidere batteri, virus e altri microrganismi: questo processo di clorazione si chiama potabilizzazione (potare in latino significa bere; l’acqua potabile è, appunto, l’acqua che si può bere o comunque destinare ad usi alimentari). La clorazione viene costantemente tenuta sotto controllo in modo che non ci sia mai un eccesso di cloro (il cloro in eccesso si può trasformare in sostanze molto pericolose per la salute, chiamate cloroderivati).

Dunque, in teoria l’acqua del rubinetto dovrebbe essere potabile perché è clorata. In pratica però bisognerebbe tenere presente che:  


C’è poi il problema dell’acqua usata per cucinare, in quanto, contrariamente a quanto spesso si crede, il farla bollire non serve a niente. La bollitura, anche se uccide i microrganismi, non elimina nessuna delle sostanze inquinanti presenti normalmente nell’acqua. Quindi le minestre, i minestroni, il risotto, il the e il caffè andrebbero sempre preparati utilizzando acqua minerale. Si può invece tranquillamente usare l’acqua del rubinetto per cucinare la pasta, in quanto la pasta assorbe acqua solo in minima quantità. 

Per quanto riguarda le acque minerali è buona regola:

 

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